Molti di quelli che hanno subito controlli sul lavoro lamentano una scarsa attenzione per i loro diritti.
E non dicono di mere scortesie in termini di bon ton istituzionale, ma, in particolar modo, si riferiscono a vere e proprie distrazioni giuridiche, con visioni della normativa poco attinenti, se non “lunari”.
Le disattenzioni di cui ci si lagna, spesso, non riguardano solo, come prevedibile, l’operato degli stessi organi ispettivi -non di rado eccessivamente severi, al di là dei significati positivi della legge-.
Non pochi ricorrenti sono pure costretti a osservare con costernazione che certe decisioni dei Tribunali paiono -almeno a loro- poco pertinenti in punto di quel diritto che ritrovano nei testi.
Ma non si può fare di tutt’erba un fascio, come si sa.
In questo numero, per esempio, diamo la notizia di una recente e puntuale decisione del Giudice del lavoro di Milano, capace di fare affiorare, con la sua valutazione, l’effettivo stato del diritto in materia di contribuzione.
In quel caso, come potrete leggere nella rubrica Punti e spunti, il giudicante ha operato con diligenza una (mera) ricognizione del diritto esistente da decine di anni. Nulla di più.
Eppure, in molti altri casi del tutto simili, quando nel corso dei giudizi è stata sollevata la medesima questione, essa non è stata minimamente recepita (non diciamo addirittura risolta correttamente).
Che accada talvolta, può essere. Se accade spesso, occorre porvi rimedio.

