Il 2022 sarà l’anno zero dell’ispezione del lavoro in Italia.
Non si tratta di un pronostico, né di preveggenza. La rifondazione dei controlli ispettivi è una realtà necessaria e già in atto.
Lo stabilisce il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sulle riforme indifferibili per la nostra economia, afflitta da anni di pandemia e, ora, da nuove emergenze internazionali.
Tra le concepite azioni affidate al nostro Governo, vi sarà l’adozione, entro la fine del 2022, di un Piano nazionale per la lotta al sommerso, con lo scopo di offrire effettiva deterrenza al lavoro irregolare. Deve aumentare il riscontro di illeciti, con adeguate sanzioni ai trasgressori. Il tutto nell’ottica di ridurre rapidamente il gap medio di evasione che ci separa da quanto riscontrato presso gli altri paesi europei.
Nel frattempo si è andati verso la prevista governance unica dei controlli, con l’INL che -messa al centro del “progetto” dai recenti interventi di legge sulla sicurezza del lavoro-, giorno dopo giorno, attraverso una rapida riorganizzazione interna, sta cambiando pelle.
Uno stacco, rispetto al passato, non solo marcato dalle migliaia di nuove assunzioni di funzionari, ma pure da profondi interventi su comportanti e professionalità. Come nel caso dell’abolizione dei precedenti codici di comportamento degli ispettori.
Codici aboliti prima ancora di adottarne di nuovi, quale segno dell’impellenza, oltre che dell’ineluttabilità, del cambiamento in atto.

